“Buone prospettive per il mercato di carne ovina di qualità” Emerge da uno studio dell'Ara Sardegna

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24 Set 2015 - 16:00

Il mercato chiede carne di pecora. Lo rivela uno studio dell'Ara Sardegna coordinato dai tecnici Antonio Natale e Paolo Oppia.“A livello mondiale cresce la richiesta ed insieme le aspettative positive sull'andamento dei prezzi – sostiene il direttore dell'Aras Marino Contu –. Entro il 2050 i Paesi emergenti ed in via di sviluppo dovrebbero acquistare il 65 per cento in più di carne. Ma anche in Italia, dove la carne ovina è la meno consumata, ne importiamo un terzo. Il consumo pro-capite è, infatti, di 1,200 kg, mentre la produzione si ferma a 800 grammi”.Lo studio condotto dai due tecnici condotto a 360 gradi prospetta orizzonti positivi per i produttori di carne ovina.I flussi commerciali sono in crescita sopratutto verso la Cina ed il Medio Oriente. “In particolare si guarda con attenzione il mercato musulmano – spiega Antonio Natale - dove è vietato il consumo di carne di maiale ed uno dei più grandi mercati è quello dell'agnello ed il montone. Inoltre i paesi in via di sviluppo sono i più appetibili in quanto il consumo di carne è tra gli alimenti più legati al livello di reddito”.“I maggiori esportatori mondiali di carne ovina – ricorda l'altro tecnico Paolo Oppia – sono l'Australia e soprattutto la Nuova Zelanda. Rappresentano l'85 per cento delle esportazioni anche se il loro mercato è in flessione per via della siccità e della concorrenza al pascolo dei bovini. Altri esportatori sono Uruguay, Argentina, Cile, Macedonia e Islanda”.Ma possibilità di crescita si registrano, da una attenta analisi del mercato, anche in Italia “nonostante il mercato interno sia instabile e negli anni si sia registrata una costante riduzione del consumo di carni ovine, oltre – ricorda il presidente dell'Aras Sandro Lasi – ad un consumo ancora legato alle tradizioni pasquali e natalizie”.“Le prospettive si intravedono però dall'affermarsi di nuove tendenze alimentari e da stili di vita più salutistici – sottolinea Marino Contu –. Adesso il consumatore è più attento alla provenienza e alla qualità del prodotto. Inoltre ci sono nuove etnie con tradizioni diverse dalle nostre come i musulmani. Alcuni macelli – ricorda – seguono già il rito Halal certificato dal bollo islamico”.Ecco quindi che si aprono nuovi spazi commerciali anche nazionali come del resto dimostra il successo che sta riscuotendo l'agnello gallese Igp. “Grazie al marchio e a una buona campagna di marketing – rivela il presidente Sandro Lasi – l'agnello gallese è in controtendenza rispetto al mercato, registrando un aumento delle vendite. Solo in Italia se ne sono importati nel 2014 – 15 6500 tonnellate”.“L'Italia – chiude il direttore dell'Aras - è il terzo importatore di carne ovino dopo la Francia e il Belgio. Oggi si prediligono le piccole carcasse (8 – 10 kg) ma il trend è quello di orientarsi verso un peso maggiore che oscilla tra i 12 e i 15 kg e verso tagli e packaging più innovativi e funzionali come ad esempio spalla e coscia disossata in skinpack. Per questo dobbiamo essere fiduciosi e investire sul nostro agnello sardo Igp”.

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